Carlopoli 11 Agosto 2006 Conferenza:
 
"Invecchiare è un'Arte"
   
   
    Parlare di Giuseppina Mazzei non è facile; non è facile parlare di persone e cose semplici perché la semplicità è come una scala cromatica naturale, per cui le parole potrebbero risuonare a volte come stonate.

    Fino a qualche tempo fa conoscevo Giuseppina solo di vista. La vedevo puntualmente ogni anno durante la processione della festa del Carmine davanti al portone di casa sua. Ogni volta mi colpiva la sua serenità, il suo sguardo colmo di fede rivolto alla Madonna come in un intimo e muto dialogo mentre l'accompagnava nel breve tratto fino a vederla sparire dietro i muri delle case.

    Seppi poi che dipingeva e ne fui molto sorpresa. Giuseppina non aveva frequentato nessuna scuola d'arte: impensabile per quei tempi, impensabile per una realtà come quella di Carlopoli segnata dalle ristrettezze economiche e dall'isolamento geografico, impensabile perché donna. Ma questo per lei non sarebbe stato un impedimento perché Giuseppina precedeva il tempo, intelligente e fiera sapeva stare al suo posto cosciente dei propri doveri, ma già consapevole dei propri diritti di donna.

    Sapeva farsi valere senza farsi condizionare dagli usi e luoghi comuni che il tempo di allora voleva la donna rilegata in spazi ristretti di comportamento.

    Fin da piccola aveva evidenziato le sue innate capacità artistiche; già a scuola il suo maestro la impegnava in gare di disegno dove lei emergeva sempre. Le abilità sviluppate in quei pochi anni di studi le utilizza poi nella pratica del ricamo di biancheria per corredi e soprattutto per paramenti sacri, per i quali lei stessa inventava motivi floreali e paesaggi dedicando tanto tempo all'arte applicata, era per dirla in termini moderni: una designer.

    La sua inesauribile fonte creativa la applica anche nell'arte del cucito, dove utilizzando anche semplici pezzi di stoffa o modificando gli stessi abiti riesce a creare modelli originali. E ancora a confezionare graziose acconciature e bouquets per spose utilizzando carta velina colorata. Brava anche nella scultura: riesce a modellare simpatici pastorelli per il presepe, purtroppo andati perduti, "purtroppo" realizzati con molliche di pane.

    La pittura, esplosa in età tarda, non è che una nuova forma di espressione artistica. La riscoperta dell'antica passione per l'arte pittorica avviene in seguito alla visita ad una mostra in una galleria del cosentino, dove sono esposte opere pittoriche di Michele Cascella. La policromia di quei dipinti stimola la sua immaginazione, comprende che questo linguaggio le è congeniale ed inizia a dipingere, senza pretese artistiche , senza fini di lucro.

    Usa i colori del marito che trova in casa: i tubetti di tempera colorata che il marito utilizza per tinteggiare le pareti. Sceglie i colori della sua terra: l'azzurro del cielo, il verde dei pini, dei monti, dei prati, il giallo delle ginestre e dei sinagli, i colori vivaci dei fiori di prato. Usa i colori puri così come escono dal tubetto, li diluisce con molta acqua e scopre l'acquerello, una tecnica difficile perché richiede mano ferma e chiarezza di idee, una tecnica che non consente ripensamenti. Giuseppina possiede padronanza del segno grafico e pittorico, ed ha chiarezza di idee.

    Sullo spazio bianco del fogli già vede proiettate la immagini della sua mente; sono paesaggi che realizza con larghe pennellate di colore e piccoli tocchi cromatici che Cosimo Buono definisce"gemme incastonate" che è la sintesi dei colori dei luoghi della memoria. E riaffiorano i ricordi di quando giovane trascorreva l'inverno e parte della primavere nelle marine di Catanzaro.

     E la tavolozza si arricchisce: accanto ai colori della montagna ecco quelli del mare, del verde degli ulivi, del rosa dei mandorli in fiore. Giuseppina si rivela pittrice naïf, ma anche attenta alla forma, alla profondità spaziale, agli accostamenti cromatici, realizza immagini a volte così minute da sembrare miniature.

    Ci coinvolge e ci sorprende il suo naturalismo lirico, la sua visione di una natura incontaminata dove forma e colori si armonizzano avvolte dalla luce leggera e cristallina del giorno e dove la mano dell'uomo si posa benevola senza creare danno. Le sue capacità le vengono dal saper ossevare, anzi contemplare le semplici cose, del creato con l'animo puro di un bambino, ma con la consapevolezza dell'adulto che sa che nelle semplici cose, soprattutto nelle piccole, semplici cose, c'è la grandezza di Dio.

    Negli ultimi anni appariva come staccata dal mondo reale che era, forse, divenuto per lei una finestra aperta, una finestra spalancata su un mondo di luce divina che infondeva bellezza al suo volto già bello, di una bellezza che il tempo non era riuscito neanche a scalfire.
 
 
Da Angela Tomaino con ammirazione ed affetto
 
 
 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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