Carlopoli, piccolo centro della presila catanzarese, sorge a quasi mille metri di altitudine sul livello del mare, tra i colli dolci della Sila e monte Reventino, circondato dalla bellezza lussureggiante di boschi secolari.

Questo il luogo in cui Giuseppina Mazzei ha vissuto tutta la sua vita, questo il paese da lei tanto amato che molto spesso è stato fonte si ispirazione per i suoi quadri.

    Sulle origini di Carlopoli, non si hanno notizie certe perchè, come spesso accade per i piccoli borghi, non esistono molti documenti. La sua posizione geografica a metà strada tra gli antichissimi paesi si Scigliano e Tiriolo e le numerose scoperte archeologiche avvenute nel corso degli anni nel circondario, presuppongono insediamenti abitativi che si perdono nel tempo. Ma Carlopoli entrò nella storia nel 1625 quando prese il nome dal Conte Carlo Cigala di Tiriolo che concesse le relative terre in enfiteusi ad alcuni coloni provenienti da Scigliano e da paesi vicini.

Ben presto grazie alla venuta da Tiriolo e Gimigliano di alcuni vassalli del conte Cigala e di numerosi coloni, il villaggio si estese e si sviluppò dando vita ad una ricca attività agro pastorale che determinò un'importante attività legata soprattutto alla produzione e al commercio di formaggi e salumi, tuttora rinomata.

     Ricordando i racconti dell'infanzia della nostra pittrice, è facile immaginarla nel rione "Pizzu Suttanu" dove ha vissuto gran parte della sua esistenza, in compagnia di altre donne sue coetanee, amiche di giochi sin dall'infanzia. Insieme a loro avrà percorso molte volte quell' interseco di viuzze, tipiche dei piccoli paesi di montagna, che portano alle "rughe" (rioni) del centro storico: "Pantanu", "Crucivia", "Cutinu", "Cianciu" e "Timpariellu", fermandosi a riposare, senza mai smettere di chiacchierare, sulle caratteristiche scalinate o a soffermarsi con il naso all'insù, ad osservare con sognante stupore le dimore gentilizie presenti tuttora nel centro storico, le quali purtroppo col trascorrere del tempo, hanno perso gran parte della loro bellezza architettonica.

    E' facile ancora immaginarla risalire il "Pizzu Suttanu" per arrivare a piazza Brutto dove sorge la Chiesa Madre dedicata alla Madonna del Carmine, vederla entrare con gioia ed umiltà, piegare il suo ginocchio davanti all'immagine della Vergine, per pregare, ringraziare, chiedere, intrecciando un muto dialogo con la Madre celeste alla quale ella era molto devota.

    La parrocchia, dedicata a Maria Santissima di Monte Carmelo, fu innalzata in data 15 settembre 1665 da Mons. Agazio De Somma : Primo Curato fu Don Giuseppe Pettinato. La Chiesa, suddivisa in tre navate, presenta arcate in stile barocco, dalle delicate tonalità pastello, che poggiano su un colonnato che scendendo sul pavimento, delinea un'asimmetrica pianta a croce latina, che obbedisce alla regola architettonica "dell'Inclinato Stipite", simbolo della posizione assunta da Cristo sulla croce, col capo reclino verso destra.

    Nella Chiesa è custodita accanto all'altare maggiore la statua della Madonna del Carmine, risalente al 1700, commissionata dall'Arcivescovo Carlopolese Don Santo Pingitore, presso i laboratori di Capodimonte a Napoli. Interessante è anche la tela del Colella sull'altare Maggiore, datata 1779.

    Tra i rosoni che ornano la volta, si distingue il "Cristo fulminante" di chiara influenza pretiana, firmato Palmieri, l'ovale raffigurante "La Pietà" e l'affresco che rappresenta il mistero dell' "Annunciazione".

     Quante volte poi Giuseppina avrà sostato per riposare e dissetarsi alle fresche acque della Fontanella del "Pantanu", prima di affrontare la salita che dal centro storico di Carlopoli porta a "Grillo", una zona del paese che nel corso dei suoi anni ha visto trasformarsi da aperta campagna a nuovo agglomerato urbano, dove oggi sono presenti negozi, un centro sportivo e un piccolo convento, residuo di una ricezione per Frati Francescani Minimi annessa alla primitiva Chiesa in epoca successiva.

    Nel territorio di Carlopoli, a poca distanza da Castagna, sorge l'Abbazia di Corazzo, costruita intorno al 1060. Fu guidata prima dai Benedettini poi dai Cistercenzi ed ebbe come Abate per dieci anni dal 1177 al 1187 Gioacchino da Fiore, uno dei massimi pensatori ed esegeti del Medioevo Cristiano. L'antico monastero diede vita ad importanti attività economiche quali agricoltura, pastorizia, artigianato, lavorazione del formaggio e della lana. Di questo importante luogo di culto, oggi si possono ammirare solo i suoi ruderi, che lasciano ancora intravedere la grandezza e l'imponenza dell'Abbazia.

    Giuseppina si lasciava rapire dal fascino di questo posto, e con la mente, in una infinita tenerezza, pensava a tutte quelle vite che all'interno di quelle mura avevano scritto una pagina di storia. Molte volte insieme alla sua grande amica e poetessa Palmira Scalise, avrà letto e commentato l'intero poema che quest'ultima ha dedicato a "Corazzo", ed è facile immaginarle sedute a gioire del loro paese e delle sue ricchezze, delle valli incantate di bianco in inverno, e

verdi in primavera, dei suoi cieli tersi e dei freschi ruscelli: piccoli tesori racchiusi in un lembo di terra, come piccole e preziose gemme in uno scrigno.

 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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