Chiellino: Brevi appunti sulla pittura di GIUSEPPINA MAZZEI

 
    Tempo fa, in una lettera scritta al figlio Salvatore, confessavo che la delicatezza della pittura di Giuseppina mi commuoveva e mi riempiva di gioia. Aggiungendo che “solo un’anima vibrante di vita vera e di amore per tutto ciò che cade nell’arco del suo sguardo poteva creare paesaggi puliti e colmi di una incantata serenità che si apre alla religiosità e alla fede. Solo un io luminoso poteva guidare un segno pittorico così chiaro e certo, ricco di richiami e rimandi che arricchiscono chi li osserva”. E sarà proprio l’immediatezza di queste osservazioni a farmi da guida nelle successive considerazioni. La pittura di Giuseppina Mazzei scaturisce dalla vena profonda dell’arte popolare.
 
    Nata all’inizio del XX° secolo (1913) Giuseppina si dedica, secondo i costumi di allora, alla famiglia, accudendo alle necessità della casa, alla crescita e all’educazione dei figli e preparando un ambiente sereno e accogliente per chiunque vi volesse entrare. Tutto questo non spegne la luce interiore che, attraverso lo sguardo, si espande su quanto la circonda, non le impedisce di interiorizzare ciò che di bello la natura le offre.  Paesaggi, oggetti, volti, note musicali e silenzi vengono avvolti in una sfera luminosa e conservati nello scrigno della memoria.
 
    Raggiunti gli ottant’anni, ormai cresciuti e sistemati i figli, lo scrigno si apre e versa sulla tavolozza, che lei aveva già pronta, la serenità e la lucentezza dei colori, arricchitisi, stando nel grembo della creatività, di quell’umana tensione verso la bellezza e verso le dimore dello spirito che sulla superficie pittorica si manifestano in un melodioso e incantato gioco di immagini che proiettano l’osservatore  in un luogo dell’anima che rasserena e  riconcilia con le asprezze dell’esserci.
 
    Quando Giuseppina prende i pennelli per dare forma a quella luce che sin dalla fanciullezza, sotto forma di colori, si è depositata nel suo animo, la sua mano è come posseduta dalla necessità di dare sfogo a una esigenza interiore: dire, attraverso le immagini, la ricchezza spirituale che per anni si era depositata e rimasta chiusa in un sé desideroso di aprirsi agli altri, fare dono della sua ricchezza. La tecnica ad acquarello rende più semplice raggiungere un linguaggio pittorico di alta intensità espressiva e di grande energia comunicativa. Così il segno pittorico si fa parola, ritmo, poesia, dialogo sospeso tra la terra e il cielo, si fa quindi scala sillabica tra mondo reale e mondo spirituale. Per questo io non posso non incrociare, e di questa mia intrusione chiedo venia, ma la vena di sangue della parentela, che lega me e Giuseppina, me lo permette, i miei versi, che ai luoghi e ai tempi in cui nacqui e crebbi si riferiscono, con la tavolozza e il segno pittorico della pittrice.
 
    Sono quei luoghi che, nel gioco metamorfico del vivere, in Giuseppina prendono forma sulla superficie pittorica e in me trovano espressione nell’architettura scritturale, per cui quello che sembra un inutile susseguirsi di pensieri, di immagini, di suoni è, in realtà, una finestra aperta nel muro delle ombre a ricordarci che oltre la notte c’è la magnificenza del giorno.
 
    Come non cogliere nel quadro “Casetta di campagna”, dove la didascalia ci avverte che si tratta di quei rifugi necessari, durante la transumanza, per poter sostare e riposare, che il “rifugio”  acquisisce valenza metafisica e diviene “la dimora”, il luogo da cui partimmo e a cui continuamente tendiamo per cui siamo tutti degli Ulisse con la prua rivolta alla nostra Itaca.
 
    Sembra che Giuseppina abbia letto, cosa realisticamente impossibile, il pensiero filosofico di Martin Heidegger.
 
    Guardo il quadro e risuonano nella memoria alcuni miei versi “Ricordi il peso dell’inverno/ quando il freddo scendeva/ dalle gelide regioni dell’Orsa?/ Erano giornate avare di parole/in chiusi casolari/dove col fuoco bruciavano/ i ricordi e le preghiere,/si consumavano ceppi di speranze/ finché non tornavano/ i giochi di luce,/ le improvvise virate della primavera/e si aprivano porte/ ai passi lesti di un cammino/ che s’annunciava avventuroso/ per conquiste necessarie.” da “La tua casa”.
 
    Osservando poi il quadro “La fontana del Pantano” risento “Strada della Fontana/dove l’acqua era gioco/ per noi fanciulli allegri,/ ma pesante lavoro// per donne sempre in nero/ che avevano il dolore/ attaccato alle ciglia/ come lepre nel cuore/ la fuga e la paura.” da “Le mie strade”.
 
    Località Barone “Mandorli in fiori” è una esplosione di colori, un tuffo nell’infanzia ed echeggiano i versi: “come il sorriso innocente della fanciulla/annuncia la risata assordante dell’eros,/ il fresco fiore del mandorlo precede la vampa dell’estate./ Sta solitario in bilico tra terra e mare, tra terra e cielo,/indeciso tra l’inverno e la primavera;/ è l’impossibile pausa tra il vivere e il morire. da “Il mandorlo”. Ma questo quadro riporta alla memoria altri suoni, altre voci, altre immagini: “Cantano i mietitori/nel fresco celestino/ e la luna si scioglie/nell’aria del mattino./Rossi archi di luce/ crescono a Oriente,/cantano i mietitori/ nell’ora che s’accende.” da “Mattino con mietitori”. “Sale il Grecale/ fra gli ulivi e gli olmi./ L’oleandro si piega alla fatica/di resistere al vento/e getta sguardi/ incantati alla marina”.da “Il grecale”. “ Alto volava il Martin pescatore/ e l’ala segnava/nell’arco azzurro del mattino/ sopra il suono delle campane/ una traiettoria di bianca luce./ “Cristo è risorto”gridava la palma/mossa dal vento di ponente,/ e l’ulivo sull’orlo del dirupo/ e il canto dei tordi/ nel verde dei limoni./Lo gridava il colore dei fiori,/ il fresco odore del gelsomino,/il fanciullo sul molo/perso dietro fuga d’aquilone.” Da “Pasqua” E potrei continuare perché molte sono le assonanze, molte le convergenze tra il sentire di Giuseppina e il mio.
 
    Mi è capitato che la spontaneità e l’immediatezza del tratto pittorico mi abbiano spinto ad un accostamento alla pittura di Antonio Ligabue dove l’animo trova pace nella violenza e nella plasticità del segno che copre e lava le ferite dell’anima mentre in Giuseppina assistiamo alla vittoria della serenità e alla compiutezza del sé perché la morbidezza e la luminosità cromatiche nascono da una disposizione d’animo che trova la sua motivazione in un equilibrio interiore fonte di fiducia e di gioia nella trama del vivere. Inoltre nella pittura della nostra il paesaggio è sempre rappresentazione di una assoluta immobilità per cui viene a mancare il gioco del mutare e del passare e l’immagine acquista la compiutezza del sogno. Non mi è difficile dire che c’è del sublime nella semplicità di questa pittura, perché i colori, che la compongono sono colori eterei e il segno pittorico nasce da un sogno di bellezza verginale. Giuseppina nel suo candore di pittrice naif descrive, attraverso i colori una condizione di serena visione, figlia di quella interiore armonia dovuta, a sua volta, alla trasparenza della coscienza, una coscienza pulita e lieve. In poche parole, la luminosità del quadro è figlia di quella luce del sé che ne impregna la struttura, luce che a sua volta discende da una cultura e da un sentire Cristiano della vita, da un vivere, cioè, in modo genuino l’esperienza del Cristianesimo. A questo punto, e finisco, viene spontanea una domanda: perché l’Arte? A cui possiamo rispondere che solo l’arte ha voce nel silenzio, ha lo sguardo incantato che vede il cammino dell’umanità, avverte l’ansia del suo continuo cercare e quindi racconta, svela, fa apparire, sullo specchio della sua luminosità, le immagini vive, a volte serene o felici, a volte malinconiche e tristi, che si fanno tensione irresistibile verso quell’Io oltre il proprio io, che ci attende. L’artista, attraverso il segno pittorico, scritturale o musicale , rivela l’essenza della nostalgia: desiderio di tornare alle origini, nei luoghi dove ebbe inizio il viaggio, per chiudere il cerchio e riposare. In questa visione anche la morte perde la sua tragicità e si fa “nodo che l’attimo sublima/ nell’onda lunga dell’eternità”. In questo nodo continua a vivere la luminosità di Giuseppina.
(Diano Marina, 8 luglio 2013
Giovanni Chiellino)
 
 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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