Giuseppina Mazzei Gigliotti, I Colori di un Sorriso
 
    Ho conosciuto Giuseppina Mazzei una ventina di anni fa attraverso Salvatore Gigliotti, suo figlio e mio amico. Volentieri accolsi il suo invito di visitare Carlopoli e la Sila e così ebbi modo di conoscere la Signora Giuseppina, che mi accolse con un sorriso e mi fece subito spazio accanto al camino, facendomi sentire “uno di famiglia”.
 
    In verità di lei mi aveva già più volte parlato Salvatore e mi pareva sin da quelle parole di scorgere un rapporto speciale tra lui e sua madre. E’ vero che, in generale, tra una madre ed i figli c’è sempre un rapporto speciale, ma tra Salvatore e sua madre c’era e c’è un rapporto che mi ha particolarmente colpito per il profondo legame umano e la riconoscenza reciproca, frutto di una consapevolezza non comune di una relazione unica – quella tra madre e figlio – che è una sorta di continuità non solo genetica, ma anche di qualità umane, di esperienze e di cultura che si tramanda e rinnova.
 
    Personalmente la ricordo sempre sorridente, nonostante i seri problemi di salute che l’afflissero negli ultimi anni di vita, sobria ma molto curata ed elegante nei modi e nel vestire. Era pervasa da una serenità contagiosa e dotata di una spiccata capacità comunicativa. I suoi lavori pittorici riflettono appieno la dolcezza del suo animo e del suo sguardo, continuando ancora oggi ad irradiare, sommessamente, armonia ed amore.
 
    Non sono un critico d’arte né un giornalista, ma nel 2005 ho scritto un articolo pubblicato su “Calabria Letteraria” nel quale ho riportato alcune notizie sulla vita e sul pensiero di Giuseppina Mazzei, raccolti dalla mia frequentazione di Salvatore Gigliotti, nonché dalle mie personali impressioni al cospetto delle opere di Giuseppina Mazzei, di cui voglio riportarvi alcuni spunti.
 
    La nostra pittrice, nella sua lunga vita ebbe ben poco tempo per dedicarsi pienamente alla bellezza dell’arte, verso cui pure si sentiva fortemente attratta, perché dovette riservare ogni energia ai doveri familiari che avevano precedenza su ogni altra cosa. Erano i tempi difficili segnati da gravi ristrettezze economiche della Seconda Guerra Mondiale e dei successivi anni della ricostruzione, per cui Giuseppina, come molti, non poteva permettersi distrazioni né di sottrarsi alle sue responsabilità di moglie e di madre.
 
    E’ stato solo alla soglia degli ottant’anni, quando le condizioni personali le hanno finalmente consentito di affrancarsi da molti di quegli impegni familiari concedendole un po’ di respiro e di tempo per sé, che ella ha riscoperto la passione per l’arte pittorica. Così ha preso in mano i pennelli ed ha cominciato a dipingere, senza altre pretese se non quella di esprimere con i colori ciò che di bello i suoi occhi vedevano attorno a sé e ciò che di bello gli ricordavano gli occhi del cuore, a partire dai luoghi e dalle cose a lei più care.
 
    Sembrerebbe di avere di fronte un caso in cui pulsione creativa ed abilità artistica sono inspiegabili. Ma, indagando, si scopre che da giovane Giuseppina aveva già avuto modo di mettere in evidenza la sua inclinazione artistica, sviluppando l’abilità scolastica del disegno nelle applicazioni pratiche del ricamo della biancheria per corredi nuziali e soprattutto di paramenti sacri, creando paesaggi e motivi floreali con elaborazioni originali.
 
    Giuseppina Mazzei nacque il 24 novembre di cento anni fa a Carlopoli, dove è vissuta per tutta la vita, circondata da un paesaggio fatto di boschi di castagni e di tappeti erbosi, che si accendono a Primavera di colori intensi e di profumi, facendosi strada nel cuore.
 
    “Fin da bambina la incantavano i prati fioriti o il candore delle abbondanti nevicate che trasformavano Carlopoli in un paese di fiaba”, raccontano i familiari, che, con amorevole dedizione filiale ne custodiscono l’eredità di tanti ricordi ed hanno avuto il merito di esortare l’artista a proseguire in questo avvincente percorso iniziato quasi per caso.
 
    “Fu in occasione di una visita ad una galleria del cosentino, nella quale si esponevano i policromi paesaggi di Michele Cascella, che la sua immaginazione e la sua creatività furono irresistibilmente stimolate”. Al punto da spingerla verso la ricerca di una tecnica e di una forma espressiva che le fossero congeniali in quel momento. Ricerca che troverà così il suo appagamento nella tempera e nell’acquerello, con motivi che potrebbero forse definirsi naïf per la semplicità delle forme.
 
    Guardando ai suoi lavori, semplici sì, ma nello stesso tempo sorprendentemente pregni di armoniosa bellezza e gioia di vivere, si comprende immediatamente come la fonte d’ispirazione sia innanzitutto la Natura della terra brutia, dolce e talvolta aspra, che l’artista riesce a cogliere con una purezza disarmante, rendendo quei tocchi di colore dei fiori o delle foglie alla stregua di pietre preziose. Gemme incastonate in uno sfondo che non è di puro supporto, ma che a ben guardare rivela una sintesi equilibrata dei colori e dei toni che altro non sono se non il riflesso dei luoghi che ha “respirato” e che l’hanno accompagnata durante tutta la vita.
 
    Il rosa delle sue albe, il celeste dei cieli tersi sui monti, il verde dei pini silani, il giallo delle ginestre e dei “sinagli”, il rosso acceso dei mattoni delle chiese bizantine, il nero degli occhi stellati delle donne di Calabria. Ci sono proprio tutti i colori della Calabria, in un bagno di luce intensa ed al tempo stesso delicata. Ma i suoi paesaggi incantati rivelano soprattutto il cuore sereno e generoso di una donna approdata ormai nella stagione della maturità, quando l’anima raccoglie quello che ha seminato, l’ultima stagione della vita segnata da una sottile, dolce “malinconia che diventa il lievito della poesia” e dunque dell’arte.
 
    Molti luoghi della memoria ritratti dall’artista carlopolese sopravvivono nella realtà e ad un primo sguardo superficiale sembrano oggi spogli e quasi insignificanti. Ma le forme ed i colori di Giuseppina Mazzei li fanno apparire sotto una luce inconsueta ed attraente: riescono a raccontarli con amore, evocando vicende vissute ad essi correlate, patrimonio personale ma che appartiene anche ad un’intera comunità, poiché narrano gli echi di una civiltà ormai scomparsa di pastori e di contadini, rivelandone il valore di preziosa testimonianza di vita e di affetti.
 
    Giuseppina Mazzei, nei dieci anni di attività pittorica, ha realizzato oltre una ventina di lavori. Amava dipingere soprattutto alberi, che appaiono alla stregua di colonne che sostengono immagini piene di colori e di gioia. Alberi che sono anche metafora di una vita forte e fiera, di una vita vissuta a lungo, che affonda le sue radici nella storia della propria terra ed offre alle nuove generazioni frutti che sanno di saggezza e di nobiltà d’animo. Bisogna fare un viaggio all’indietro alla ricerca dell’origine di quei frutti se si vuole gustarne appieno il sapore. “I frutti non sanno il lavoro fatto dalle radici”, amava ripetere Palmira Fazio Scalise, poetessa calabrese, maestra ed amica della nostra pittrice.
 
    Allora bisogna tornare ai tempi dell’infanzia, vissuta dalla Mazzei con felice spensieratezza, giocando e cantando nelle “rughe” del “Pizzu Suttanu”, oggi centro storico di Carlopoli, quando restava incantata ad ammirare la straordinaria bellezza degli alberi e dei fiori oppure il misterioso fascino della neve, che avvolgeva la Sila di una luce particolare trasfigurandola in un algido paesaggio di sogno. Erano i tempi in cui l’attività prevalente di questa terra era ancora la pastorizia e, come consuetudine, molte famiglie carlopolesi trascorrevano parte dell’Inverno e della Primavera nelle marine di Catanzaro per seguire la transumanza. Esperienza che ha completato la tavolozza dei paesaggi calabresi introiettati dalla Mazzei, aggiungendo ai colori della montagna calabrese, la gamma delle sfumature cromatiche della costa jonica, dall’azzurrino al verde, ai riflessi argentati delle foglie d’ulivo.
 
    Fortificata nei valori della famiglia e della fede, ha superato momenti difficili vivendo la sua esistenza con una serenità che con grande naturalità trasmetteva ai familiari ed alle persone che hanno avuto modo di conoscerla. Ella si accostava alla Natura con un senso di religioso stupore, gioendo talvolta alla vista di un semplice fiore di campo. Soleva in questi momenti esclamare, nell’idioma carlopolese: “grandizza ‘e Dio!”.
 
    Alessandro Cacace, pittore tarantino amico della nostra artista, sostiene, giustamente, che un bravo pittore è anche un buon osservatore. Qualità che certamente non mancava nel bagaglio umano ed artistico di Giuseppina Mazzei. “Era estremamente piacevole per noi ”, ricordano sempre i figli, “accompagnarla in auto attraverso i boschi della Sila. Tutto ciò che la emozionava durante quei “vagabondaggi” l’avrebbe poi trasposto nei suoi lavori.
 
    Nel chiudere il mio intervento dedicato a Giuseppina Mazzei, voglio farvi ascoltare alcuni semplici versi che mi sono stati ispirati dalle sue opere:
   
Toni morbidi delicati,
di ogni stagione è svelata
la luce sua propria
e s’irradia, sommessamente,
un materno sorriso d’amore.
 
Carlopoli, 17 agosto 2013 Cosimo Buono
 
 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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