E’ un piacere essere qui per poter parlare di Giuseppina Mazzei e della sua arte pittorica. Non sono un critico d’arte per cui mi soffermerò sull’aspetto creativo, istintivo, e sulle sensibilità speciali che fanno di un individuo un osservatore privilegiato della realtà: cioè un artista.

     La prima cosa che viene in mente per parlare di un artista il cui estro si manifesta in forme espressive in età matura è chiedersi se l’artista in realtà abbia in qualche maniera, magari in forme poco riconoscibili, forse per pudore intimo, espresso segni della propria arte in clandestinità.

    Accade talvolta che le anime sensibili custodiscono in modi che alle altre persone normali appaiono irriconoscibili le proprie percezioni e una forma personalissima di espressione.

    Voglio dire: esiste qualcuno che davvero possa affermare con certezza che la pittura di Giuseppina Mazzei sia nata quando lei aveva compiuto gli 80 anni? Chi ci può dire che non abbia mai dipinto anche prima?
Certo i figli diranno: mai vista prima! Ma possono affermare in tutta onestà che la loro madre non abbia dato segni di afflato artistico in espressione pittoriche non tradizionalmente intese? Che ne sanno se la loro madre abbia disegnato qualcosa presente nel suo animo o stimolato dall’osservazione del mondo su fogli volanti di carta quando nessuno la vedeva e poi magari per pudore o per altro abbia gettato al fuoco le tracce della sua arte?

    Esistono effettivamente in tutta la storia delle anime sensibili, avvenimenti, apparentemente incomprensibili, di poeti e pittori che bruciano le loro opere esattamente un minuto dopo averle composte! L’arte in qualsiasi maniera si manifesti è un’interpretazione del mondo e dei misteri che lo incatenano, quando l’artista magari perso nella sua estasi visionaria riceve l’illuminazione che svela gli arcani dell’esistenza e si avvicina a Dio, comprende che dare all’umanità volgare, incapace davvero di comprendere a pieno le proprie pulsazioni e i brividi intimi, le proprie immagini, i propri sogni, forse proprio l’essenzialità dell’anima, non vuol dire solo svuotare o sminuire la propria arte, vuol dire anche lasciare in pasto a una società sostanzialmente avvinta ai beni materiali i tesori delicatissimi dello spirito con il rischio di una mercificazione brutale dell’anima.

    Ma il dilemma che muove anche me è dato sostanzialmente dal capire se l’arte sia innata, cioè se alcune anime siano segnate dalla nascita, o sgorghi e cresca dalla personalissima esperienza quotidiana, o ancora se la particolare sensibilità che alberga in certe persone e la capacità di esprimere i propri sentimenti in forme sublimi esista potenzialmente in tutti gli esseri e solo alcuni riescano a riconoscerla, o ancora se tale sensibilità sia già dentro i cuori in attesa di essere risvegliata dalle percezioni dell’esistenza e dalle sensazioni che avvolgono ogni giorno la nostra vita.

    Ho conosciuto Giuseppina molto tempo fa. L’impressione prima fu di una persona segnata da una profondissima delicata sensibilità. Quando le dissi che c’era un dipinto che mi aveva particolarmente colpito, si trattava di un paesaggio invernale tracciato dalle timide figure silenziose di due monaci con bisaccia, ebbene la mattina dopo lo avevo a casa!

     L’arte è prima di tutto generosità, darsi e donare, perché come si legge in una famosa parabola, i talenti esistono solo per essere donati! E chi è che più di un artista può donare? La luce che emana dai dipinti di Giuseppina è una luce che pare spandersi non tanto da una precisa sorgente ma da tutto il cielo, quasi a suggellare la maestà del creato dal quale discende su tutte le cose, una luminosità senza tempo e che sovrasta gli spazi. I tenui colori sono presi dalla natura e rivissuti attraverso una delicata sensibilità ridati all’osservazione soffusi di malinconia. A volte sembra che un’antica nostalgia segni le tavole su cui giacciono le immagini di luoghi della memoria, luoghi fisici, paesaggi e oggetti di tutti i giorni, come se la nostalgia non foss’altro che ella stessa un luogo dell’anima!

    La naturalezza dei sentimenti e la purezza del tratto fanno di Giuseppina una pittrice ingenua, tanto colpita dal mondo che le sta intorno e da quello che ella vive dentro di sé, da sentirsi bambina nell’attimo in cui crea. La definizione di Naïf che potrebbe adattarsi alle sue opere, all’espressione pittorica e visiva della sua arte talvolta sembra non comprendere a pieno tutta la forza immaginifica e immaginaria dell’esplicazione visionaria della sua arte, come se ella volesse andare oltre, al di là degli schermi dell’immanente, verso una dimensione che varchi i confini del reale e trasfiguri il tutto dentro un universo di sogno.

    Carlopoli è il suo mondo pittorico: attraverso i suoi occhi si vede un’ altra Carlopoli, cromata da mille sfumature struggenti, soffusa da aliti di tenerezza, vissuta con amore. Certo bisognerebbe sapere astrarsi dai problemi quotidiani e avere la forza di guardare al di là per riuscire a vedere il mondo con occhi come i suoi, ma l’estro visionario che trascende il quotidiano e scaglia le menti e i cuori verso l’infinito appartiene solo agli animi più sensibili.
 
Forse bisognerebbe imparare da essi.
 
Salvatore Piccoli
 
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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