Contenuti e significati nelle opere di Giuseppina Mazzei

    Quali avrebbero potuto essere i contenuti nei dipinti di chi, come Giuseppina, ha subito fin dall'infanzia il fascino dolce e selvaggio della propria terra se non quelli legati alla natura in tutti i suoi aspetti, al suo vissuto, al semplice vivere, alla sua realtà!
 
    Contenuti semplici, ma proprio per questo complessi, perché lei non osservava solo l'aspetto esteriore del suo mondo ma, come ape sui fiori, vi penetrava cogliendone l'essenza, traendone significati profondi con la consapevolezza che niente è qui per caso, ma che tutto ha un senso.
 
    I contenuti più presenti nelle opere di Giuseppina sono i paesaggi nostrani, da lei conosciuti; semplici angoli di natura raffigurati nella loro essenzialità: pochi alberi su prati verdi, sullo sfondo le montagne silane dai contorni lineari e morbidi, ma anche strisce di mare e spiagge chiare.
 
    I contenuti sono i fiori, fiori di campo: papaveri rossi, margherite, ginestre cui dava grande significato perché al di là dell'essere piante spontanee, quindi erbe, erano esplosioni di vita, risvegli della natura, testimonianze viventi di luoghi e tempi.
 
    I contenuti sono le stagioni, allora quattro, non due come adesso (inverno ed estate) ma alternate con la primavera e l'autunno. Col significato del graduale scorrere del tempo e del suo continuo rinnovarsi.
 
    I contenuti sono i fenomeni della natura: l'alba, il ritorno del giorno, della luce, della vita. La neve che, anche se portatrice di freddo e di disagi, era il buon raccolto, era il pane, era lo sgorgare rigoglioso delle sorgenti, era la portata più abbondante delle fiumare.
 
    I contenuti sono le case in pietra immerse nella natura, quando costruire una dimora voleva dire inserirsi nello spazio circostante senza alterarne l'aspetto come spesso avviene oggi con le costruzioni selvagge di eco mostri che deturpano e mortificano la tipologia e la bellezza dei paesaggi intorno; quando costruire voleva dire alzare dimore, magari inclinandone le pareti pur di rispettare l'andamento delle vie che si snodavano intorno.
 
    I contenuti sono le testimonianze del passato: i resti del monastero di Corazzo, di cui avrà sentito un gran parlare, ci danno il senso della nostra storia, della religiosità del luogo e del tempo, del mistero che l'avvolge da sempre, del silenzio cui è stato per molto tempo rilegato.
 
    Contenuti sono le cose. Un violino (altra passione non coltivata ?), un violino protagonista del dipinto le cui note si spandono intorno e divengono da suoni, fiori, odori, forme.
 
    Contenuti sono i colori stessi, acquerellati e cangianti sotto una luce tersa che li ravviva senza mai accenderli troppo.
 
    Tra questi contenuti ha un ruolo marginale la figura umana, ne è l'eccezione un quadretto dove sono raffigurati due monaci francescani: padre Gesualdo e padre Giustino mentre tornano verso il convento con sulle spalle due “sische” d'acqua. I due camminano uno dietro l'altro non si affiancano, non parlano tra di loro, conoscono la stessa direzione da seguire. Questo il senso religioso colto da Giuseppina.
 
    Mi ha incuriosito il disegno raffigurante un balconcino ed ho provato ad immaginare cosa di esso possa averla attratta: la sua forma elegante o quel mondo parallelo così diverso che la incuriosiva ma che non invidiava, orgogliosa com’era di vivere il suo mondo. A riguardo commento con questi versi:
 
Un balconcino dalla forma strana
 
  Sulla facciata di un palazzo antico,
in alto sotto un vecchio cornicione,
un balconcino in ferro battuto,
un balconcino dalla forma strana.
 
Quante volte, piccina, incuriosita,
l'avrai osservato col nasino in su!
Un balconcino da cui forse pendevano
garofani scarlatti in primavera,
 
su cui forse sostava appena,
oltre merletti stesi,
una signora dalla faccia austera,
su cui forse giocava sola
una bambina con una bambola vera.
 
Il balconcino arrugginito,
chiuso ormai da tempo,
rivive ora su un cartoncino bianco.
 
Pochi tratti barocchi
disegnati con cura, in età tarda,
dalla tua mano sicura.
 
Sullo sfondo il rosa
di un palazzo antico,
zone d'ombra qua e là
ci danno il senso della prospettiva.
 
Ma relegati nella fantasia
stanno i garofani rossi,
le trine stese al vento,
 
la bella donna dalla faccia austera
e la bambina che gioca da sola
con la sua bambola vera.
 
    Concludo dicendo che nelle opere di Giuseppina non si dovrebbe tanto guardare alla loro valenza artistica, seppure molto rilevante se si tiene conto che lei era un'autodidatta e che ha imparato tutto da sola, ma penetrare nella sua spontaneità espressiva come lei osava fare al manifestarsi spontaneo della natura.
 
    Questi dipinti sono delle liriche, liriche bellissime in cui non traspare mai tristezza; sono un inno alla natura, sono un grido di gioioso stupore di fronte a tutto ciò che è vita; un grido ovattato da quella sobrietà che ha sempre caratterizzato il suo essere.
        
Carlopoli, 17 agosto 2013 Angela Tomaino
 
 
 
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Ultimo Aggiornamento:
27/11/2015
   
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